venerdì 29 luglio 2011

PD: MORALITA' DEL PARTITO E MORALITA' DEI POLITICI

Le questioni riguardanti la richiesta di arresto del senatore Tedesco, la presunta corruzione di Penati nella faccenda dell'ex area Falck di Sesto San Giovanni ha riproposto in questi giorni il tema della "questione morale".
Intanto mi chiedo se fin'ora il tema non fosse già presente, visti i numerosi casi, scoperti in questi anni, di episodi - se non di corruttela diretta - di "cricche" e sistemi di spartizione di potere operanti in vari settori della cosa pubblica. Mi domando inoltre il grande risalto - doveroso per carità - dato alla vicenda di Penati-indagato (quindi al momento nè rinviato in giudizio, ne processato, ne condannato in primo, secondo o terzo grado) rispetto ad altri casi passati e tutt'ora attuali di politici già rinviati in giudizio, già processati, già anche condannati con vari tipi di sentenze, a partire dal nostro amato Premier.
A parte questo, sento di fare una riflessione che si unisce alla riflessione di molti all'interno del PD o semplicemente da elettori del più grande partito di centro sinistra italiano: come leggere questi avvenimenti, come muoversi, quale linea adottare e quali correzioni eventuali apportare al sistema generale di funzionamento del partito.
Personalmente non mi piace l'assimilazione - tutta antipolitica - fra singolo esponente politico e partito: non la ritengo razionalmente e moralmente corretta.
Immaginiamo - e al momento possiamo solo ipotizzare - che Penati sia colpevole di tutto ciò di cui è sospettato.
Se un partito è serio, deve reagire immediatamente, deve mettere in azione gli anticorpi, deve chiarire subito da che parte sta: il PD fin'ora sembra averlo fatto: chiesto l'arresto del sen. Tedesco, ha chiesto le sue dimissioni; ha chiesto un passo indietro a Penati e ha dichiarato fiducia nella magistratura e nelle indagini. Il PD fin'ora ha dimostrato di averli degli anticorpi, qualunque sia l'esito delle indagini.
E allora la riflessione sulla moralità della politica non può farsi in un unico calderone: esistono diversi livelli di problemi e quindi diversi livelli di analisi delle reazioni. Non si può assimilare il comportamento di una o più persone al comportamento di un intero partito, non si può far finta che non ci siano differenze di reazioni ai fatti di questi giorni.
Un partito è tale quando vive a prescindere dai singoli esponenti, quando  quella sigla - in questo caso "PD" - è rappresentativa di idee e programmi, di un tipo di condotta politica e di una linea nella gestione dei ruoli e dei comportamenti interni, di un codice etico che si dà, nero su bianco. Quando qualcuno sbaglia, non segue quel codice o quella condotta, è giusto che venga riconosciuto, che faccia un passo indietro, che si sottoponga con serenità al giudizio della magistratura, che paghi se deve pagare. Il tutto perchè l'idea, il gruppo, devono essere la priorità del PD, proprio perchè il PD non è un partito-persona, proprio perchè il PD ha costruito un sistema che si autorigenera dal'interno grazie a meccanismi democratici interni, sia pur ancora a volte imperfetti. Finchè il PD sarà questo, qualunque indagine, qualunque scandalo o gossip non deve intimorire, nè deve generare il desiderio di "mollare", di pensare di non farcela: piuttosto deve stimolare la voglia di rinnovamento, di miglioramento, di partecipazione, di isolamento progressivo di ogni forma di malapolitica e corruttela.

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