domenica 4 dicembre 2011

PAGHERANNO SEMPRE GLI STESSI (?)

Dando un rapido sguardo ad una tabella comparsa sul sito del Corriere della Sera - che posto di seguito - mi son reso subito conto di ciò che accadrà prossimamente a molte famiglie italiane. Qualunque sia l'ipotesi in campo (ce ne sono v arie ma ancora c'è da dire che non conosciamo i dettagli reali) la prima manovra economica del governo Monti rischia di essere la solita scure per i soliti contribuenti che già pagano e che hanno sempre pagato.
Ovviamente per le valutazini di merito bisogna attender il testo definitivo ma ci sono questioni di cui non ho sentito parlare nemmeno nelle indiscrezioni, nemmeno  come ipotesi al vaglio: dov'è la patrimoniale per i grandi patrimoni? si parla di nuova ICI (o IMU) in modo generico ma vorrei sapere se verrà imposta anche agli immobili ecclesiastici: sarà così? Liberalizzazioni: si faranno? e su chi? La tracciabilità dei pagamenti sarà fissata ad una soglia abbastanza bassa? Noi giovani avremo qualche vantaggio dalle misure adottate o continueremo a pagare ingiustamente per i debiti folli dei nostri padri? Spero di avere presto delle risposte a tutto questo perchè io, come molti della mia generazione, vivo con preoccupazione il presente e guardando al futuro come una massa nera in cui campeggia un punto interrogativo.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2011/12/04/pop_confronto.shtml

mercoledì 23 novembre 2011

PRONTUARIO DELLE ALLUVIONI (ANNUNCIATE): LACRIME DI COCCODRILLO DI UN POPOLO SENZA MORALE PUBBLICA

foto tratta da www.catanzaroinforma.it -
Catanzaro, torrente Fiumarella 22 novembre 2011
L’ennesima pioggia violenta, l’ennesima alluvione. Il cinismo mi fa sorridere a denti stretti: un ghigno beffardo. Il sorriso cattivo del “te l’avevo detto”, del presuntuoso e del saccente, l’espressione facciale gaudente di chi dentro cova un misto di risentimento e di rabbia. E’ l’espressione bieca e nascosto della nostra moralità falsa ed ipocrita, che sussulta davanti ad un preservativo o ad un letto di un malato terminale e invece dorme beata ignorando la coscienza del bene collettivo. E’ il nostro ritratto, orrendo e ripugnante,  nascosto in quella soffitta in cui entriamo di rado, solo quando non ne possiamo fare a meno; per poi richiudere la porta in fretta e continuare a fare i “ Dorian Gray”.
Ecco quindi il “prontuario”, oramai scritto da decenni di “esperienze” in tema di dissesto idrogeologico:

“Una pioggia eccezionale”: è una delle scuse principali di cittadini ed amministratori: nascondere i risultati delle proprie azioni, attribuendo alla natura colpe non sue. Misurare la quantità di pioggia caduta è uno degli strumenti dell’autocommiserazione conseguente.

“Esondazione”: è una parola il cui significato è storpiato per le auto giustificazioni. I fiumi non esondano dal loro letto: siamo noi con i nostri edifici – spesso orribili – ad aver occupato lo spazio di quei fiumi.

“Frana”: termine associato quasi sempre a “strada interrotta”, città isolata”, “traffico”. Le frane sono quasi sempre colpa nostra. Siamo infatti noi a disboscare in modo incivili e i territori, siamo noi che non ci occupiamo di tenere viva l’agricoltura e quindi la cura dei terreni, specie di quelli scoscesi.

“Il Comune mi impedisce di costruire la mia casa: io la faccio lo stesso”: tipico pensiero di chi non accetta vincoli di legge, considerandoli orpelli inutili, catene che negano la libertà individuale. E’ il “Comune” ad essere in torto, non io. 

“La mia casa è stata portata via: ho perso tutto”: espressione tipica di chi ha posseduto un’abitazione quasi sempre edificata in luoghi a rischio idrogeologico. In questi casi l’edificio o è edificato regolarmente in zone pianificate malissimo – da coloro che noi eleggiamo insieme ad altri cittadini come noi, tecnici “non politici” ma compiacenti  - o è costruito abusivamente, quindi sotto piena coscienza del proprietario che, dopo l’alluvione, pretende anche – e l’ottiene – un contributo dallo Stato che ha precedentemente frodato.

 “Noi politici dobbiamo riflettere…”: tipicissima espressione di chi, sempre dopo il disastro – e mai prima – pretende di purificare la sua anima sporca pronunciando frasi di cui non conosce il significato. Solitamente questa fase di “purificazione” dura da una settimana a pochi mesi, in base al numero di morti e feriti contati alla fine dell’evento alluvionale.

“Rabbia”: tipico sentimento che si diffonde rapidamente negli animi delle persone all’indomani di questi fatti. Solitamente l’oggetto della rabbia sono i politici inetti e incompetenti (ed eletti dalle persone stesse) che non hanno agito preventivamente per evitare il disastro. Anche qui evidente il fenomeno del lavaggio temporaneo di coscienza, a trenta gradi, giusto per dare una parvenza di pulito. Anche in questo caso, il numero di danni e morti determina la durata di questo stato di indignazione.

“Ricostruzione”: un tema classico: la ricostruzione post evento alluvionale. Puntualmente il momento della ricostruzione  ha già dimenticato il momento dell’emergenza. Si ripropongono nella maggior parte dei casi – a spese ovviamente dei cittadini - i “ripristini” dello stato di fatto dei luoghi ante disastro: è il via libera tacito e compiacente della politica e dei liberi cittadini al prossimo evento “catastrofico”.

domenica 13 novembre 2011

SI VOLTA PAGINA

Eh si, da ieri si ha proprio la sensazione di aver voltato pagina. Aver vissuto in prima persona l'atmosfera di attesa e poi di liberazione per le strade di Roma ha confermato quella che era una sensazione tutta personale.
Ho voluto partecipare direttamente ad un momento storico per la storia della nostra Repubblica e per la nostra politica: la fine di un' era dominata da un personaggio che, nel bene e nel male, ha catalizzato sempre e comunque l'attenzione degli italiani, dei media, di coloro che ci osservavano e coloro che ci giudicavano.

La gente scesa per strada ieri, che urlava contro Berlusconi e i suoi accoliti non era organizzata ovviamente - come tentano ancora di strombazzare oggi i suoi "discepoli", con quel poco di voce rimasta loro.. Erano persone che non hanno mai creduto al sogno berlusconiano o che ci hanno creduto e ne sono rimasti delusi. Non c'erano bandiere di partito, non c'erano slogan e cartelli contro una parte politica: i messaggi erano rivolti contro una persona. Quella persona che ha diviso gli italiani per quasi venti anni, che li ha illusi proponendo un modello fatto di lustrini e luci della ribalta, battute scherzose e vizi spacciati per normalità, li ha umiliati agli occhi del mondo, li ha resi meno capaci di reagire, di discernere, di vedere la verità dei fatti.

E oggi questa verità la vediamo, ne distinguiamo bene le macerie, la sciatteria, la vergogna, l'umiliazione.
Noi, il Paese della cultura, della storia, dell'intraprendenza, della creatività; il Paese dei migranti, dei lavoratori onesti che hanno fatto sacrifici e hanno risalito la scala sociale dei Paesi che li hanno ospitati; il Paese delle idee geniali, dell'estro artistico, della gioia di vivere; il Paese della famiglia, dei valori umani, della solidarietà.
Venti anni in cui molto di questo è venuto meno, si è sbiadito, si è intaccato, certamente è scomparso agli occhi del mondo.

E' il momento di ritirare fuori tutto questo, di rialzare la testa, di sperare e di pretendere la dignità che ci è stata tolta. E' anche il momento di tornare ad essere un Paese normale, dove la contrapposizione politica e le visioni diverse della società si contrappongano in modo chiaro, anche duro, ma rispettoso; dove, nei momenti di difficoltà e nelle scelte fondamentali ci si ritrovi in dei valori e delle regole comuni; è il momento in cui si deve ritrovare il sentimento della generosità, dell' "unione fà la forza", come italiani.

domenica 16 ottobre 2011

COSA CI RESTA

15 OTTOBRE 2011, un'altra data "nera" per l'Italia, per la democrazia, per la libertà di noi cittadini. Ieri ho vissuto in parte ciò che è avvenuto, abitando nel quartiere teatro degli scontri, e stamane ho fatto un giro a piedi nelle strade qui intorno per vedere cosa fosse successo. Il proprio sguardo, più che la TV o internet, comunicano con più profondità ciò che è avvenuto, spinge a riflettere maggiormente nel silenzio di quegli scheletri di automobili incendiate, di quelle vetrine sfondate, di quelle scritte sui muri, di quel cattivo odore di bruciato nell'aria come se mi trovassi fra le strade di Beirut.

E allora mi son chiesto "cosa ci resta?"; cosa resta a noi cittadini di quella democrazia per la quale combatterono i partigiani, di quella Costituzione garante dei diritti e delle libertà di noi tutti?  Cosa è rimasto alle centinaia di migliaia di persone che ieri ho visto sfilare sotto i miei occhi e che di fatto sono state private della loro libertà di esprimere un punto di  vista legittimo, un'idea, un'alternativa? Cosa è rimasto a quei lavoratori che si ritrovano il loro posto di lavoro distrutto? E a quelle famiglie che hanno perso le loro auto...Cosa è rimasto a noi abitanti dell'Esquilino e in generale a tutti gli italiani che, in queste occasioni, vivono di fatto una limitazione alla libertà personale, vivendo con timore anche l'uscita dal portone di casa propria ( sensazione che ieri ho provato fino a notte fonda)?.

Ho letto qualche commento su facebook di persone che, giustamente irritate dal teppismo, inveiva contro "le manifestazioni", credendo che, vietando i cortei, si possa risolvere il problema delle bande criminali.
A mio avviso non è questa la soluzione, anzi: credo che il monito che viene da un'esperienza del genere sia proprio opposto.
E' tempo di ricostruire, è tempo che i cittadini italiani non lascino più le tematiche del vivere civile, dei problemi economici e sociali in mano al solo "spontaneismo" o semplicemente "agli altri". Non possiamo credere nei super eroi che ci salveranno, nelle ideologie che ci porteranno il paradiso, nelle "rivoluzioni" che stravolgeranno l'assetto attuale.  E' evidente, specie dopo ieri, che non basta: non basta l'indignazione in sè, non basta la manifestazione in sè, non basta e non serve definirsi "indipendenti", non serve ancor di più il menefreghismo.
Indipendenti da cosa? Dal "sistema"? Dai Partiti?


I partiti. Dopo ieri con più convinzione penso che l'impegfno di tutti noi, di tutti coloro che vogliono contribuire al cambiamento, debba avvenire proprio li, in quelle sedi - per giunta legittimate dalla Costituzione - che molti oggi disprezzano, dall'esterno, e che però non sostituiscono con alternative migliori; è in quella sede che i cittadini devono portare il cambiamento, oltre che sbandierandolo nelle piazze.

domenica 9 ottobre 2011

IL PAPA TIEPIDO CON LA 'NDRANGHETA

Oggi il Papa è a Lamezia Terme, in Calabria. La mia regione, si sà, è una terra difficile, amara, piegata da decenni alla criminalità organizzata più potente al mondo. Le mafie nel sud crescono rigogliose da tempo, avviluppano nei loro tentacoli pezzi sempre ppiù grossi di economia, di politica, di società.

La Chiesa, nonostante timidi attacchi e tenui condanne, non ha mai preso posizione nette di condanna vera e dura. Eppure, e si sà anche questo, quanto le mafie attingano alla sfera del sacro, quanto i loro affiliati si dicano devoti e realmente partecipano spesso anche ai riti sacri o alle feste sacre sotto gli occhi indifferenti o consensienti delle autorità religiose locali.

Perciò anche la visita odierna di Benedetto XVI in Calabria è un'altra occasione persa - e persa già in altre circostanze da questo Papa e dal precedente Giovanni Paolo II - per condannare la 'ndrangheta e le altre mafie in modo definitivo. Perchè il Papa non ha mai lanciato ufficialmente la scomunica contro tutti i mafiosi? Perchè non si preme continuamente affinchè i propri parroci vigilino ed eventualmente siano puniti in caso di palese partecipazione dei mafiosi locali alle attività e agli avvenimenti sacri nelle parrocchie?

Ancora ricordo con emozione la bara di Piergiogio Welbi davanti ad una chiesa sbarrata ed ancora vedo con rabbia i funerali in pompa magna dei mafiosi italiani all'interno delle stesse chiese.

mercoledì 5 ottobre 2011

LA MIA INDIGNAZIONE PASSA PER BARLETTA - e non per Perugia

E' notevole osservare la differenza di accento fra due notizie così diverse, sia nella cronaca che nel valore reale e simbolico. Da un lato l'assoluzione di Amanda e Raffaele sul delitto di Perugia, che ha smosso vagonate di gente davanti al tribunale a urlare "vergogna", decine di troupe televisive italiane e straniere, titoloni a prima pagina sui giornali e titoli di apertura nei tg; dall'altro la morte di lavoratrici sfruttate sotto il crollo di una palazzina, la notizia che scivola via con una certa velocità, l'assenza di "indignazione" popolare.

E' il classico esempio che ci fa capire un pò dove siamo arrivati in questo Paese: conta di più per l'opinione pubblica, e distrae di più, un fatto privato - un omicidio - assolutamente ininfluente e insignificante per la vita pubblica che un evento tragico paradigmatico di tanti altri casi simili esistenti in Italia, simbolo di una condizione di vita di migliaia di persone, di una problematica che ci interessa tutti. Fa più clamore un delitto "privato" che un omicidio preannunciato, intriso per giunta di storie di sfruttamento professionale ed umano. 

La mia indignazione dunque sta li, a Barletta; mi chiedo perchè davanti a quella casa crollata, a quel monumento al lavoro nero, non ci sia una folla inferocita a urlare "vergogna", "ora basta", "condizioni di lavoro decenti per chiunque", "e lo Stato dov'è", "la nostra vita vale 4 euro l'ora?" ecc...

E' proprio vero: molti italiani che scenderebbero davanti ad un tribunale per indignarsi per una sentenza che non li riguarda, probabilmente non scenderebbero ad indignarsi per il futuro dei loro figli.

lunedì 3 ottobre 2011

..E I DIRITTI CIVILI?

Il PD, partito a cui sono iscritto e in cui milito convintamente, ha da poco pubblicato una interessante raccolta di tutte le proposte elaborate e votate fin qui dall'Assemblea Nazionale del partito che costituiscono finalmente l'ossatura programmatica che tante volte ci è stato rimproverato di non avere. Le proposte sono riassunte sotto il titolo "L'Italia di domani". E' vero. Le proposte ci sono, sono frutto di un dibattito democratico, di una votazione democratica, di menti esperte dei vari settori: economia, fisco, politiche sociali, energia, infrastrutture, cultura, scuola, ecc. E' davvero un insieme coerente di proposte, è una visione che il PD offre all'Italia del futuro. 
Scorrendo l'indice ho però notato un tassello mancante, un vuoto: i DIRITTI CIVILI. 
Dove sono finiti? 
Li ho cercati fra le righe di argomenti "compatibili" ma  li ho trovati solo in parte. Non ho letto di testamento biologico, di coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali, di laicità dello Stato, di riproduzione assistita e inseminazione artificiale, di adozioni per i single. Eppure sò che il partito ha prodotto molti confronti in merito a questitemi, a volte facendo proposte - timide - anche in Parlamento. 
Perchè il PD ha difficoltà a parlarne e a trovare una sintesi in un documento programmatico, al pari degli altri temi?
E' così difficile raggiungere posizioni di intesa fra le "anime" (se mai esistono davvero)? 
E queste anime possono veramente dividersi su temi che dovrebbero invece avere una larga condivisione (come presumo ce l'abbiano già nella società italiana)? 
Perchè, se non si mette in discussione la legge attuale sull'aborto, si ha tanta fatica invece a voler riconoscere il diritto alle unioni di fatto o al testamento biologico? 

Sono interrogativi che pongo a tutti gli iscritti, i simpatizzanti, i dirigenti che - come me - pensano che il PD sia l'unico partito che, attualmente, possa imprimere un vero cambiamento al Paese ma che deve avere il coraggio di offrire una visione completa di ciò che siamo e soprattutto di ciò che vogliamo per il futuro del nostro Paese.