lunedì 5 settembre 2011

HO DIRITTO A UN FUTURO! - SCIOPERO GENERALE 6 SETTEMBRE 2011

Come molti, anche io mi sono posto questioni, ho riflettuto sui dubbi circa la proclamazione di uno sciopero, quello della CGIL di domani, che riproponeva ancora una volta uno scenario che non condivido: una serie di sindacati che, in ordine sparso, da anni non sono più riusciti a far fronte comune contro i tentativi reiterati di intaccare - con la scusa della crisi - alcuni diritti che, fino a pochi anni fà, erano considerati acquisiti. Diritti che nell'ultimo decennio non sono già parte della cultura di tutta la società italiana, ma solo dei più avanti in età; i giovani, noi giovani, siamo soggiogati da un sistema di impieghi precari, fatto di vessazioni e ricatti di ogni sorta, soprattutto caratterizzati da un'assoluta incoscienza rispetto all'idea di sentirsi parte di una categoria unitaria, di un gruppo solidale, di un insieme di individui che si uniscono e si aiutano nel momento della difficoltà, nel momento in cui c'è da chiedere condizioni migliori per tutti. Ero dubbioso rispetto alle rimostranze di parte dei sindacati, a volte fin troppo energici nel difendere i diritti di parte dei lavoratori italiani - a volte parte in cui si annidano anche problematiche quali l'assistenzialismo cronico di alcune categorie  - dimenticando per troppi anni le nuove leve del mercato del lavoro, oramai in gran parte prive della minima tutela.
Ma come , d'altro canto, stare inermi di fronte a ciò che vedo socrrere sotto i miei occhi in queste settimane, di un governo - un re e la sua corte - palesemente inadeguata a far uscire l'Italia da questo grave momento; anzi, un governo che se ne infischia dei nostri disagi, delle sofferenze che la crisi sta causando; se ne infischia delle ingiustizie sociali, dei furbi che continuano a desserlo sempre più, di coloro che non pagano e continuano a non farlo, di coloro che perdono il lavoro e da mesi e mesi non trovano altro.. Se ne infischia di noi, di noi giovani, delle nostre capacità, delle nostre menti, dei nostri titoli di studio. Se ne infischia della cultura, delle risorse immense che l'Italia ha in sè e che non sfrutta. Se ne infischia di tutto.
E allora me ne infischio anche io: inutile ragionare troppo, inutile in questo momento chiedersi se fosse giusto o meno la forma della protesta, se ci sono tutti o solo una parte. Sò solamente che voglio il diritto a un futuro, il futuro che mi spetta.
Domani sarò, per motivi di studio, a scavare in un cantiere archeologico accanto al Colosseo: sarò col corpo nel recinto, ma con le orecchie e gli occhi pochi metri al di fuori, per ascoltare Susanna Camusso e per solidarizzare con tutti i partecipanti. E sul caschetto di protezione, metterò un segno della giornata.


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